Genius loci e paesaggio. Fenomenologia di un ritratto

Allestimento temporaneo. Mostra sulla Via Francigena

Questo progetto  nel suo piccolo, riassume tante cose. Prima tra tutte la triste consapevolezza di  quanto la sensibilità  dell’uomo verso il paesaggio stia venendo meno e la voglia di trovare un antidoto a questa “patologia” che ha colpito la civiltà contemporanea, che la rende sempre più disinteressata  alle piccole cose, alle sfumature del mondo.
Il Genius Loci è un’antica divinità venerata dai Romani, garante dell’identità dei luoghi, della loro singolarità, oggi quasi del tutto dimenticata e ridotta a mero concetto astratto.
Il paesaggio è un insieme infinito di segni, spesso sottilissimi, talvolta invisibili. Ha un volto dietro al quale si cela una personalità complessa ed enigmatica, una saggezza profonda che troppo spesso tendiamo ad ignorare.

Quello che vi presentiamo è un ritratto.
Quello che cercheremo di raccontare, rivelare, ritrarre, è un luogo, o meglio l’essenza dei luoghi attraversati dalla Via Francigena in quanto forte e centrale momento coagulante tra diverse realtà, nel tratto compreso tra Fiorenzuola d’Arda e Fornovo di Taro, di cui Fidenza rappresenta il centro simbolico.
In questo progetto viaggio e ritratto vengono a coincidere poiché solo attraverso un percorso fisico e spirituale è possibile  ricercare i volti di quella antica  e misteriosa divinità dimenticata. 


L’ allestimento gioca sulla contrapposizione tra interno ed esterno, dove l’interno assume valenza simbolica, divenendo concretizzazione dello spazio di un’interiorità, della memoria, dove i ricordi si depositano e collocano in modo a volte preciso, a volte disordinato, sotto forma di oggetti, immagini, parole. 
Lo spazio diventa labirintico, il ritratto si fa esperienza tridimensionale,  il percorso della via Francigena, gli elementi paesaggistici e antropici che la caratterizzano, vengono evocati in forma simbolica.
Il Genius loci, la divinità garante dell’identità dei luoghi della via Francigena, non c’è, non si trova all’interno delle pareti tra le quali il visitatore si muove e si perde, ma se ne percepisce la presenza, come quando si entra nella casa di qualcuno di sconosciuto e con curiosa noncalanche  si scava con lo sguardo  tra gli angoli delle sue stanze , facendosene un’idea  tale da avere la sensazione di conoscerla, quella misteriosa persona.
Le poesie, spesso associate ad immagini, sembrano cristallizzare ed evocare il suo pensiero saggio e velatamente  malinconico.
Il percorso espositivo si conclude con un secondo tipo di contrapposizione. Improvvisamente il labirinto finisce, e da uno spazio claustrofobico e volontariamente sovraccarico stimoli visivi e percettivi, si passa  ad uno scenario minimale estremamente chiaro e lineare che rievoca, con pochi elementi di arredo liturgico e la luce intensa proveniente dalla zona absidale, lo spazio della chiesa, lo spazio della preghiera, quel momento in cui l’uomo, dopo un lungo travaglio spirituale, ritrovara se stesso.
La mandorla e lo schiaccianoci alludono alla forma ogivale della vesica piscis, spesso utilizzata dall’iconografia ecclesiastica come simbolo di vita e come naturale attributo per Colui che è “Via Verità e Vita”. 
Come intersezione di due cerchi, essa rappresenta la comunicazione fra due mondi, due dimensioni diverse, il piano materiale e quello spirituale, l’umano e il divino.

Genius loci e paesaggio. Fenomenologia di un ritratto

Allestimento temporaneo, Chiesa di San Giorgio M. Fidenza (PR)

Dicembre 2016