Quando arriva una crisi

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“Quella strana sensazione si fece sempre più insistente, sempre più convincente, quasi adorabile.                                                                        Che lo si voglia o no si finisce per affezionarsi alle proprie debolezze, ed è questa strana relazione di affezione che le rende tali; sono  cuccioli indifesi abbandonati davanti alla porta di casa nostra, inizialmente si cerca di liberarsene, poi senza nemeno accorgersene, ci si affeziona alle loro goffe stranezze, non se ne può più fare a meno, anche quando crescendo iniziano a manifestarei più sgradevoli e inaspettati atteggiamenti.                                                           

Il più tenero, ma anche il più ipocrita, tra i cuccioli di debolezza è senza dubbio la nostalgia: viene sempre abbandonata da qualche circostanza di crisi interiore, la più comune tra tutte è l’insoddisfazione.                                                                                                         

E’ difficile descriverne la natura, di sicuro non è una razza pura, direi piuttosto un’incrocio tra rimpianto e angoscia; si nutre di bei ricordi e gli ambienti nei quali generalmente trova condizioni abitatative migliori sono gli album fotografici nei cassetti dimenticati,le cantine che puzzano di vecchio,  le canzoni strappalacrime, ma essendo una specie piuttosto versatile riesce ad insediarsi nei luoghi più disparati, ad esempio  nel profumo di  erba bagnata, nell’odore di naftalina, in una macchia su di un pavimento”

“Frammento di un libro che non scriverò mai” Gloriamaria Gorreri

Il ricordo è la consapevole illusione di un rifugio, un equilibrato interscambio tra realtà ed immaginazione  capace di allontanarci da una realtà infelice che non vogliamo accettare.

Capita spesso di iniziare a sfogliare vecchi album, ascoltare  musiche  del nostro  passato nei periodi in cui si attraversa una crisi; una reazione che sembra dipendere da un qualche strano istinto di sopravvivenza interiore.                                                                                 

Quando si attraversa una crisi è inevitabile che il ricordo sfoci nella nostalgia, nel desiderio di rivivere i momenti che nella vita ci hanno reso più felici.E’ sulla base di questa riflessione che si fonda il mio lavoro.

Ogni foto è ambientata in spazi che sembrano essere legati ad una qualche realtà lontana,sospesa,  depositata sotto strati di polvere nella memoria.

I luoghi fisici ( la cantina,il solaio , il vecchio cortile) rimandano simbolicamente ad altri assai più lonani,  ad essi paralleli, primo tra tutti quello mentale,  sporco, disordinato, decadente, ferito, proprio come quelli in cui si trovano i protagonisti delle foto.          

 E’ difficile delineare con precisione se si tratta di spazi onirici e immaginifici  o reali.

I personaggi sono colti nell’atto di compiere gesti teneri, talvolta infantili,per  sottolinearne la temporanea condizione  indifesa, legata ad una ipotetica  debolezza psicologica che spinge a trovare rifugio in un passato lontano ma migliore, a ricercare la gioia nelle piccole cose, nell’innaffiare teneramente una piantina di bonsai ,nel riesumare  una vecchia  collezione di teiere bizzarre della nonna , nel  semplice gesto del saltare la corda. Nostalgia e rassegnata ironia sono i sentimenti dominanti.