Resistenza, resilienza

Mostra fotografica

Qualche anno mi chiesero di realizzare una serie di fotografie sul tema della resistenza partigiana da esporre ad una mostra.
Trascorsi settimane e settimane a riflettere su come interpretare e tradurre iconograficamente un tema così delicato e complesso, finché un giorno fu l’idea a venirmi spontaneamente a trovare, mi attraversò la strada come un gatto nero, costringendomi ad inchiodare.
Personalmente penso che cercare e trovare siano un po’ la stessa cosa. Poiché trovare è sapere finalmente cosa cercare, ed è difficilissimo.
Vidi una collina sulla quale un albero solitario e un po’ acciaccato cercava di prender sonno nonostante la tempesta. Era sopravvissuto miracolosamente all'attacco di una pattuglia di boscaioli armati di motosega, tutti i suoi compagni vennero sacrificati, le loro carcasse giacevano a terra inermi. Chissà perché proprio a lui spettò il privilegio di sopravvivere; un insensato senso di colpa lo tormentava, mi pareva di leggerlo nella contorsione dei suoi rami.
Questa immagine mi commosse. Sembrava allestita da uno scenografo professionista, e quel misterioso scenografo mi stava chiedendo implicitamente di collaborare con la sua creazione, era ovvio.
Decisi di dare forza alle emozioni che grazie a quella metafora avevano raggiunto forma compiuta. Ed è quella forma che ho voluto rappresentare.

L’uomo, creatura debole e precaria, come albero , indebolito dalle intemperie del lungo inverno che puntualmente ritorna, in equilibrio tra cielo e terra, tra mente e corpo, combatte per la sopravvivenza, cresce, fiorisce, appassisce e muore animato dall'amor per la vita.
La guerra è il più duro e rigido tra gli inverni.
Il vigore umano diviene fragile donna, innocente bambina. La resistenza , associabile al coraggio e alla forza maschile si fonde delicatamente con l’idea di resilienza, che è “femmina”, la capacità di incassare colpi senza piegarsi.
Rosso è l’amore che anima la vita, così come rosso è l’odio che brama per distruggerla.
La lotta partigiana è stato un sacrificio in nome di un ideale di libertà e pace, un gesto alimentato da una speranza, e questa speranza sembra incarnarsi nella chioma di quell'albero solitario che riposa sulla collina.