Unir

Una Biblioteca Scientifica 

Nordhafen, Berlin

 

 La storia è sempre un problema del presente. Una volta mescolatasi ai resti lasciati dalla tempesta dell’urbanizzazione, lo è divenuta più che mai. Trovo curioso come nel momento in cui più che ci sarebbe stato bisogno di soluzioni concrete alle problematiche della città contemporanea, architetti ed urbanisti abbiano reagito con un paradossale “allontanamento” dalla realtà, sperimentando utopie volontariamente irrealizzabili, fatte di megastrutture volte ad azzerare o contrapporsi violentemente alla città ( si pensi al monumento continuo di Superstudio ) o di soluzioni che ne accolgono ciecamente la complessità assecondando entusiasticamente le tendenze della società dei consumi, due atteggiamenti opposti, facce di una stessa medaglia. Ho deciso di analizzare questi approcci, delinearne punti deboli e potenzialità, cercando di integrarli. Partendo dall’idea di megastruttura, di un principio d’ordine totalizzante che trova nel contesto la legittimazione delle sue “regole”, delineare le condizioni per modificarle a favore di una complessità urbana reinterpretata attraverso la tecnica del “collage” citata da Cowlin Rowe. La sfida diviene quella di rendere l’utopia realizzabile, diluire le “regole”, sintetizzabili nell’utilizzo di una griglia e di una misura precisa, ad una scala di dettaglio, trovando applicazione nella sequenza spaziale, nelle corti tematiche in cui si sviluppa la Biblioteca, ed infine nella torre libraria che richiama metaforicamente l’idea di torre di Babele, e spazialmente quella di ziqqurat, il cui termine sumerico è “Unir”, dal quale prende il nome la biblioteca stessa. Credo che la Biblioteca rappresenti una delle architetture che, per il suo notevole valore civile e simbolico, possa assumersi il compito di risignificare i frammenti di paesaggio circostante: è un edificio pubblico con la costante volontà di farsi monumento attraverso la sua forma e dimensione, risultato di tante cose, di tanti luoghi, di tanti usi; un’unità di infiniti frammenti, metafora della possibilità di creare un ordine facendo convivere disordini. 

Pragmegastructure.

Una dialettica tra regole ed eccezioni

Abstract

L’Exodus di Koohlaas scende dal piedistallo dell’utopia, si articola secondo il programma funzionale della Biblioteca; il “muro” diventa spazio vissuto, gli “scenari ” si susseguono secondo una sequenza spaziale che permette di riconnettere quest’area semi periferica alle dinamiche del centro urbano. L’ordinata megastruttura accoglie e semantizza il disordine della metropoli.

Unir

Tesi di laurea magistrale

aprile 2016